Il Topolino e il Leone
Povero signor Leone! Aveva una grossa scheggia conficcata nella zampa.
«Aspetti… posso aiutarla.»
Il leone lo fissò, stupito.
«Tu? Sei così piccolo.»
«Piccolo non vuol dire inutile» disse Milo.
Con delicatezza, Milo si avvicinò alla zampa del leone. Usò i dentini per afferrare la scheggia e tirò piano, piano, piano…
Il leone trattenne il respiro. Poi, con un ultimo sforzo, Milo riuscì a togliere la scheggia.
Il leone emise un ruggito… ma non di dolore. Di sollievo.
«Grazie, piccolo amico» disse. «Non dimenticherò questo gesto.»
Milo sorrise, felice come non era mai stato.
Passarono i giorni. Milo tornò alla sua vita di sempre, ma ogni tanto pensava al leone. «Chissà come sta…»
Un pomeriggio, mentre raccoglieva semi, sentì un rumore improvviso. Una rete cadde dall’alto, intrappolandolo.
«Aiuto!» gridò Milo. I cacciatori erano vicini.
Il topolino tremava. «È finita…»
All’improvviso, un’ombra enorme coprì la radura. Era il leone. Con un colpo delle sue zampe possenti, strappò la rete. Milo uscì, tremante.
«Ti ho promesso che non avrei dimenticato» disse il leone «Tu mi hai aiutato quando nessuno lo avrebbe fatto. Ora tocca a me.»
Milo lo guardò con gli occhi lucidi: «Pensavo di essere troppo piccolo per essere utile.»
Il leone sorrise. «Nessuno è troppo piccolo per fare del bene.»
