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Le Favole Brevi

Ispirate alla tradizione delle favole classiche

Copertina della favola

Il Piccolo Uccello e la Pioggia

In un bosco dove gli alberi sembravano toccare il cielo, viveva un piccolo uccello di nome Liri. Era minuscolo, con piume color del sole e un canto che sembrava una goccia di luce.
Liri amava volare tra i rami, giocare con il vento e salutare ogni mattina il mondo con una nota allegra. Ma un giorno, il cielo cambiò.
Nuvole scure si radunarono sopra la foresta. Il vento diventò freddo. E la pioggia iniziò a cadere, forte, improvvisa.
Liri cercò riparo sotto una foglia grande, ma l’acqua scendeva ovunque. Le sue piume si bagnarono, diventando pesanti. Non riusciva più a volare.
«Oh no…» sussurrò. «Se non trovo un posto asciutto, mi ammalerò.»
Camminò piano tra l’erba alta, tremando. La pioggia era così forte che sembrava un muro.
Fu allora che vide una piccola tana, nascosta tra le radici di un albero. Dentro la tana viveva Taro il riccio.
Taro aveva occhi buoni e spine morbide, che si muovevano come un piccolo mantello.
Quando vide Liri, bagnato e infreddolito, Taro si avvicinò: «Entra» disse con voce gentile. Qui non piove.»
Liri esitò: «Ma… non voglio disturbarti.»
Taro sorrise. «La mia tana è piccola, ma il mio cuore è grande.»
Liri entrò. Era caldo. Era sicuro. La pioggia continuò a cadere per ore. Taro offrì a Liri un po’ di foglie asciutte per riposare. Liri, grato, cantò una piccola melodia per lui.
«Che bello» disse Taro «Sembra che il bosco sorrida.»
Quando finalmente il temporale finì, Liri uscì dalla tana. Le sue piume erano asciutte. Il sole era tornato.
«Grazie, Taro» disse. «Mi hai salvato.»
Passarono i giorni. Taro tornò alla sua vita tranquilla, e Liri riprese a volare alto nel cielo.
Un pomeriggio, mentre il riccio cercava bacche vicino a un cespuglio, sentì un rumore. Un ramo cadde, intrappolandolo.
«Aiuto!» chiamò Taro. Ma nessuno sembrava sentirlo. Le spine non bastavano per liberarsi. Il ramo era troppo pesante.
All’improvviso, una piccola ombra dorata scese dal cielo. Liri.
«Taro! Ti ho sentito!» disse. «Aspetta, ti aiuto.»
Con il becco e le zampette, Liri iniziò a spingere il ramo. Non era forte… ma era determinato.
«Ancora un po’…» disse. E con un ultimo sforzo, riuscì a liberare il riccio.
Taro lo guardò con gli occhi lucidi. «Mi hai salvato tu.» Liri sorrise. «Tu hai salvato me per primo.»

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