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Le Favole Brevi

Ispirate alla tradizione delle favole classiche

Copertina della favola

Il Cervo e il Vento

In una valle tranquilla, dove l’erba ondeggiava come un mare verde, viveva un giovane cervo di nome Aris.
Aris aveva corna eleganti e occhi profondi, ma soprattutto aveva un cuore impaziente. Voleva essere forte. Voleva correre più veloce degli altri cervi, saltare più in alto, essere il più coraggioso della foresta.
«Un giorno» diceva spesso, «sarò il più grande di tutti.»
Gli animali lo ascoltavano con affetto, ma anche con un po’ di preoccupazione.
Un pomeriggio, mentre Aris si allenava a correre tra gli alberi, il vento iniziò a soffiare. Era un vento strano: non freddo, non caldo… ma pieno di voce.
«Aris…» sembrava sussurrare. «Aris…»
Il cervo si fermò. «Chi mi chiama?»
Il vento gli accarezzò il muso e disse: «Sono io. Ti osservo da tempo.»
Aris si irrigidì. «Il vento parla?»
«Parla a chi sa ascoltare.»
Aris si avvicinò a un grande albero, dove il vento sembrava danzare tra le foglie.
«Perché mi chiami?» chiese.
«Perché corri troppo» rispose il vento. «E non vedi ciò che ti circonda.»
Aris sbuffò. «Io devo diventare forte! Non posso perdere tempo.»
Il vento sospirò. «La forza non è solo velocità.»
«E cos’è allora?» chiese Aris, confuso.
ieni. Te lo mostro.»
Il vento guidò Aris verso un ruscello. L’acqua scorreva piano, limpida, tranquilla.
«Guarda» disse il vento. «L’acqua non corre sempre veloce. A volte si ferma, a volte rallenta, a volte riposa. Eppure… arriva sempre dove deve arrivare.»
Aris osservò. L’acqua non aveva fretta. Eppure era forte: scavava la terra, nutriva le radici, rifletteva il cielo.
«La forza può essere calma» disse il vento.
Il vento portò Aris in cima a una collina. Da lì si vedeva tutta la valle: gli alberi, gli animali, il cielo che si apriva come un grande libro.
«Guarda» disse il vento. «Il mondo non corre. Respira.»
Aris rimase in silenzio. Sentì il battito del suo cuore rallentare. Sentì il vento passargli tra le corna come una carezza.
«Forse… ho corso troppo» ammise.
«Non devi smettere di correre» disse il vento «Devi solo imparare quando farlo.»
Da quel giorno, Aris cambiò. Continuò a correre, sì… ma non sempre. A volte si fermava a osservare il cielo. A volte ascoltava il ruscello.
A volte chiudeva gli occhi e lasciava che il vento gli parlasse.
Gli altri animali notarono la differenza.
Aris era più calmo, più attento, più saggio.
E un giorno, mentre il vento gli accarezzava il muso, Aris sorrise.
«Ora capisco» disse. «La forza non è essere il più veloce. È sapere quando correre… e quando ascoltare.»
Il vento, felice, danzò tra le sue corna.

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