Il Gufo e la Lucciola
In un bosco che di notte diventava un mare di ombre blu, viveva un gufo di nome Orfeo. Aveva grandi occhi dorati che vedevano tutto, anche ciò che gli altri non notavano.
Ma nonostante fosse saggio, Orfeo era spesso solo: gli animali avevano paura di lui perché volava silenzioso e appariva all’improvviso.
«Non voglio spaventare nessuno» pensava. «Vorrei solo avere un amico.»
Una sera, mentre la luna saliva lenta nel cielo, Orfeo vide una piccola luce tremolante tra i cespugli. Era una lucciola. Minuscola, brillante, con un bagliore che sembrava un sorriso.
La lucciola tremava.
«Mi sono persa» disse con voce sottile «La notte è troppo grande per me.»
vOrfeo si avvicinò piano, per non spaventarla: «Non devi avere paura. Posso aiutarti.»
La lucciola lo guardò, incerta: «Ma… tu sei un gufo. I gufi mangiano gli insetti.»
Orfeo abbassò lo sguardo. «Io non mangio chi ha paura.»
La lucciola esitò ancora un momento, poi si avvicinò.
«Mi aiuterai davvero?»
«Sì» disse Orfeo «La notte è la mia casa. Conosco ogni ramo, ogni foglia, ogni sentiero.»
La lucciola si posò sulla sua testa, leggera come una goccia di luce. Orfeo aprì le ali e iniziò a volare piano, senza scosse, come una barca che scivola sull’acqua.
«Tieniti forte» disse. «Ti riporto dove brillano le altre lucciole.»
Volarono sopra il bosco. La lucciola guardava tutto dall’alto: le foglie che sembravano stelle verdi, i rami che si intrecciavano come mani, il lago che rifletteva la luna.
«È bellissimo» disse. «Non avevo mai visto la notte così.»
Orfeo sorrise. «La notte non è fatta per spaventare. È fatta per mostrare ciò che il giorno nasconde.»
La lucciola brillò un po’ di più.
Arrivarono a una radura dove centinaia di lucciole danzavano nell’aria, creando un cielo di piccole stelle. La lucciola si voltò verso Orfeo.
«Grazie. Senza di te non sarei mai tornata.»
Orfeo abbassò le ali: «Sono felice di averti aiutata.»
La lucciola si avvicinò al suo becco.
«Se vuoi… puoi venire a trovarci ogni notte. Non abbiamo paura di te.»
Orfeo sentì il cuore riempirsi di luce e, da quella notte, non fu più solo.
Ogni sera volava nella radura delle lucciole, che lo accoglievano con piccoli bagliori felici.
E quando qualche animale aveva paura del buio, Orfeo lo accompagnava, mostrando che la notte non è un nemico, ma un luogo pieno di meraviglie.
La lucciola, che si chiamava Luma, diventò la sua migliore amica e insieme, illuminavano il bosco: uno con gli occhi dorati, l’altra con la sua piccola luce.
